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Ecomuseo Sangro · Aventino
Colline boscose della valle dell'Aventino con la Maiella innevata all'orizzonte

Biodiversità · 6 min di lettura

L'arca di Noè

Piante di mare cresciute a trenta chilometri dalla costa, abeti più meridionali dei loro vicini, quattro genotipi di tartufo su sette europei. La valle del Sangro è un rifugio.

La vallata del Sangro costituisce una soglia biogeografica: di qua la regione mediterranea, di là quella euro-siberiana. È una frontiera, e come tutte le frontiere accumula cose che altrove non stanno insieme.

Il mare che non c'è più

Sulle argille scagliose crescono piante alofile — piante adattate al sale — che normalmente si trovano sulla riva del mare. Come ci sono arrivate così all'interno? Sono forme di vegetazione antiche, risalenti a sei milioni di anni fa, quando il Mare Nostrum si prosciugò: il fenomeno favorì la diffusione di piante adattate ai suoli salati dell'est. Poi, con i cambiamenti tettonici e climatici, questi vegetali si ritrovarono accantonati — alcuni sulla riva del mare, altri sui terreni argillosi dell'interno.

Un ginepro coccolone cresciuto fino alle dimensioni di un albero
Il ginepro coccolone, che qui raggiunge le dimensioni di un albero, cresce preferibilmente sulle argille scagliose.

Un rifugio glaciale

Durante i periodi freddi del Quaternario — in particolare quello wurmiano, terminato circa quindicimila anni fa — la valle ha fatto da area di rifugio. Ne sono esempio l'agrifoglio, l'alloro, il carice di Griolet, i ginepreti arborei, le leccete che convivono con l'abete bianco nelle zone di Borrello e Rosello.

Ed è qui che la storia si fa precisa: l'abete bianco di Borrello e Rosello mostra stretti legami genetici con quelli dell'Italia meridionale, mentre gli abeti che stanno appena oltre il Sangro — sul Gran Sasso, sui Monti della Laga — hanno più affinità con quelli delle Alpi. Il fiume separa due storie evolutive diverse.

Quattro su sette

La conferma arriva da sottoterra. I tartufi vivono in simbiosi micorrizica con le piante forestali, e in Europa se ne contano sette genotipi: quattro sono stati individuati proprio nel medio Sangro, fra Quadri, Borrello, Rosello, Pizzoferrato, Gamberale e Montenerodomo. Una diversità genetica così concentrata fa supporre che quest'area abbia funzionato da arca: durante l'ultima glaciazione si sono creati ponti di terra dove animali e vegetali hanno formato colonie, per poi ridiffondersi nel continente.

Trecento ettari costruiti per sbaglio

Poco più a valle, dove il Sangro e l'Aventino si incontrano, c'è un caso di segno opposto: uno sbarramento costruito per le esigenze industriali della valle e per l'irrigazione. In breve tempo il lago è diventato una palude di tife, giunchi e scirpi. Oasi del WWF nel 1987, Riserva Naturale Regionale nel 1990: oggi vi nidificano una settantina di specie e oltre duecento sono state censite, fra cui l'airone bianco maggiore, la spatola, la cicogna nera, il falco pescatore, il fenicottero.

Aironi bianchi in sosta sulle acque basse dell'Oasi
Un codone, l'anatra simbolo dell'Oasi di Serranella
Primo piano dell'occhio di un lupo appenninico

In sintesi: un luogo dove confluiscono specie di provenienza mediterranea, europea e asiatica. Ecco perché si parla dell'Abruzzo come «Regione Verde d'Europa» — e perché l'espressione, qui, non è uno slogan.