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Ecomuseo Sangro · Aventino
La Morgia di Gessopalena con l'installazione in vetro di Costas Varotsos

Arte Natura · 7 min di lettura

Un territorio come laboratorio

Nel 1994 un artista di Roccascalegna convince colleghi da mezza Europa a venire ad abitare questa valle e a lasciarci un'opera. Non in galleria: dentro il paesaggio.

La Land Art nasce in America fra il 1967 e il 1969: gli artisti escono dalle gallerie e fanno del paesaggio insieme il soggetto e il materiale dell'opera. Sabbia, terra, acqua, arbusti, tronchi, sassi.

Trent'anni dopo, in una valle abruzzese, Sebastiano De Laurentiis — nato a Roccascalegna, tornato a vivere lì dopo Roma, Berlino, Basilea e New York — decide che quell'idea può funzionare anche qui. Il 19 settembre 1994 a Lanciano nasce l'Associazione «Comunicazione Arte Natura», con sede a Roccascalegna.

La produzione e la crescita culturale e artistica da intendersi come ricostruzione di rapporti collettivi di comunicazione e di impegno tra percorsi individuali diversi, tra gruppi sociali, paesi e vallate del comprensorio Sangro-Aventino.

Dal primo statuto dell'Associazione

Prima si abita, poi si lavora

Il metodo è preciso. Nel 1996 gli artisti sono invitati a soggiornare sul territorio: conoscere i luoghi, la storia, le tradizioni delle comunità. Solo nel 1997 propongono progetti e bozzetti; le opere arrivano l'anno dopo, insieme a mostre personali ospitate nei castelli di cui è costellata la valle.

Il vetro nella ferita

Fra Torricella Peligna e Gessopalena c'è La Morgia, un enorme masso calcareo che secondo la leggenda Sansone avrebbe portato in spalla dalla Maiella. Fino al dopoguerra è stata usata come cava, e le mine le hanno lasciato una rottura all'estremità.

Nel 1997 Costas Varotsos riempie quel vuoto con lastre di vetro. Il risultato è un triangolo invertito azzurro-verde che cambia a seconda del sole, della luna, del tempo: verde, azzurro, brillante, incolore. Nell'immaginario abruzzese sta diventando il simbolo di una regione fatta insieme di mare e di montagna.

La Parabola di Giuliano Giuliani, lastra di travertino nel pendio
«La Parabola» di Giuliano Giuliani a Torricella Peligna: una lastra di travertino con una porzione lasciata grezza, in dialogo diretto con la Maiella.

Alberi che tornano a galla

Durante gli scavi per sistemare l'Oasi di Serranella furono trovati, ad alcuni metri di profondità, grandi alberi sepolti nella ghiaia: perlopiù farnie. I toponimi lo dicevano già — «Selva Piana», «Selva d'Altino» — ma nessuno se li aspettava lì.

De Laurentiis li recupera e li ricompone su un accumulo di sabbia drenata dal fiume, insieme a ginestre e rose canine. La chiama «La collina degli alberi morti». È soprattutto il paesaggio del vuoto, di un'assenza — la nostra — che privilegia il pieno.

Poco distante, nel laghetto, Nunzio Di Stefano colloca «La Biscia»: marmo di Carrara che di profilo è un serpente d'acqua, di fronte un mostro marino e, da lontano, un paio di labbra sospese fra terra e cielo. La forma non è una sola: dipende dalla luce, dal vento, da dove ci si mette.

Sebastiano De Laurentiis ci ha lasciati nell'estate del 2019, a 81 anni. Le opere sono rimaste dove le aveva volute.

L'arte non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.

Paul Klee