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Ecomuseo Sangro · Aventino
Il grande masso di gesso di Gessopalena con i resti del borgo sulla sommità

Architettura · Gessopalena

Il borgo rupestre di Gessopalena

Case, chiese, stalle e frantoi scavati direttamente dentro una montagna di gesso. Unico in Italia. Raso al suolo il 4 dicembre 1943.

Indicazioni

La storia

La storia

In una carta geografica edita a Venezia nel 1657 la località di Gessopalena è indicata con il nome di «Valle Sorda». Arroccata su uno sperone roccioso fra il monte Alto e i colli Terlucci e dei Grilli, Gessopalena domina la campagna circostante. L'area è caratterizzata da una roccia, La Morgia, intorno alla quale pare siano sorti i primi insediamenti.

Nell'XI secolo Gessopalena (Gisso de Domo) era feudo di un milite di una famiglia legata ai conti normanni di Loritello. Successivamente passò sotto il dominio degli Angioini e poi di Antonio Caldora, signore di Vasto. Nella seconda metà del XV secolo è sotto il dominio della potente famiglia dei Capua, fino al XVIII secolo, quando subentra la signoria dei Caracciolo. Dal suo passato, Gessopalena è stata il centro culturale e commerciale più importante della Valle.

Scavare la roccia

Sin dalle epoche più remote gli uomini hanno adattato il gesso alle proprie esigenze: dal controllo e dalla difesa del territorio alla costruzione di case, rifugi, luoghi di culto e di lavoro. La tenera roccia è stata scavata, modellata e trasformata in abitazioni, strade, vicoli, percorsi, scalinate e sotterranei. Il gesso si è rivelato una grande ricchezza per l'economia di Gessopalena.

La forma dell'abitato

L'impianto urbano è ordinato da tre assi longitudinali di diversa lunghezza, intagliati nella pietra. Il crinale del grande masso gessoso è attraversato dal percorso principale, via Castello, a cui si ricollegano le stradine secondarie che, con un sistema a pettine, costituiscono gli elementi connettivi trasversali e permettono la risalita o la discesa del ripido pendio attraverso gradinate e strettoie.

Gli eventi del destino

A causa della fragilità della pietra, le abitazioni sono minacciate dallo sgretolarsi e dallo staccarsi della roccia: numerose le frane, la più importante nell'Ottocento. Anche i terremoti hanno spinto gli abitanti a trasferirsi nei nuovi quartieri a valle. Ai fenomeni naturali si è aggiunta l'invasione tedesca del 1943, che distrusse tutte le abitazioni.

I luoghi di culto

Della chiesa dell'Annunziata, abbandonata negli anni Trenta, oggi rimangono visibili il perimetro evidenziato dagli scavi nella roccia, il basamento dell'ingresso e l'abside. Il pavimento è in gesso ed è rialzato in prossimità dell'altare; per la sepoltura si utilizzava una fossa incassata nella pietra e coperta da un grosso lastrone.

Il corpo della chiesa di Sant'Egidio era costituito da due navate: la prima, in asse con l'ingresso, si articolava in tre campate coperte da volte a crociera; la seconda, a sinistra, era costituita da due campate e un pilastro centrale che sosteneva quattro archi. Vicino si trovavano un campanile e il complesso residenziale dei monaci della badia.

La chiesa della Madonna del Rosario è forse posteriore al 1560; divenuta inagibile con il terremoto del 1933, era arricchita da un campanile a vela che inglobava due ordini di finestre con le campane. Oggi restano una parte del campanile, il basamento della navata e qualche traccia dell'altare.

La chiesa di Sant'Antonio, detta dei Tozzi, fu costruita su un masso nella seconda metà dell'Ottocento: dopo una frana furono eseguite opere di contenimento e i Tozzi, a ricordo, fecero costruire una cappella di un'unica stanza, illuminata da due finestre a semicerchio. La facciata esterna è ricoperta di gesso, con listature orizzontali.

Gli ambienti produttivi

Il forno è circolare ed è sormontato da una cupoletta di mattoni.

Il trappeto — l'impianto di trasformazione delle olive in olio — è costituito da una mangiatoia dove sostavano asini e cavalli che si alternavano nell'azionare la macina; un altare su cui era posta la sottomacina, basamento in pietra dura su cui ruotava la macina per schiacciare le olive; un focolare incassato nella roccia per riscaldare gli ambienti; una grotta per accatastare le olive; una piccola cisterna che raccoglieva le spremiture e separava l'acqua dall'olio; un incavo nel pavimento per il contrappeso del frantoio a «trabocco».

La scuderia veniva utilizzata anche per la lavorazione e la trasformazione dei prodotti agricoli: in molte stalle si rinvengono antichi torchi vinari, un sistema per torchiare le vinacce conosciuto fin dal periodo italico e rimasto in uso fino al dopoguerra. Localmente il torchio vinario viene ancora chiamato «vriscule».

Immagini

Veduta dall'alto del borgo rupestre intagliato nella roccia di gesso
Il crinale di gesso con i resti delle abitazioni scavate nella roccia
Il borgo rupestre di Gessopalena visto dalla valle
I resti della chiesa dell'Annunziata sul masso di gesso
I ruderi della chiesa di Sant'Egidio
I resti della chiesa della Madonna del Rosario sulla rupe
La facciata della chiesa di Sant'Antonio, detta dei Tozzi
Il forno circolare con la cupoletta di mattoni, ricavato nella roccia
L'ambiente del trappeto scavato nel gesso, con la trave del frantoio
Le scuderie ricavate nella roccia di gesso

Com'era

Fotografia storica in bianco e nero del borgo di Gessopalena prima della distruzione

Prima

Il borgo prima della guerra. Nei giorni 4 e 5 dicembre 1943 l'abitato fu raso al suolo dalle truppe tedesche in ritirata sulla linea Gustav. Quello che si visita oggi è ciò che ne è rimasto.