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Ecomuseo Sangro · Aventino
Il parco archeologico di Iuvanum con la montagna sullo sfondo

Archeologia · Montenerodomo

Il parco archeologico di Iuvanum

A 1165 metri, su un altopiano che d'inverno è tutto vento: un santuario italico, un teatro, un foro romano e poi un monastero cistercense.

Indicazioni

La storia

In contrada Fonticelle, a Montenerodomo, a 1165 metri d'altitudine, si trova l'area archeologica di epoca italico-romana di Iuvanum: sito abitato dall'età del bronzo, territorio dei Carricini — tribù del popolo sannita — divenuto municipio romano e poi monastero benedettino.

Il nome

Il nome del sito racconta l'uso e le origini che ebbe: da una parte Iuvanum (iuvenes) pare indicare che l'area era abitata prevalentemente da giovani; dall'altra potrebbe derivare da iuvare, giocare, perché pare che i Greci abbiano portato qui la pratica delle olimpiadi: la pianura di Montenerodomo si presta perfettamente alla corsa, alla lotta e al tiro con l'arco.

Prima di Roma

Il luogo è la somma di eventi naturali e storici che testimoniano la presenza dell'uomo fin dall'epoca più remota. Grazie ad alcuni ritrovamenti possiamo affermare con certezza che il territorio compreso fra il Sangro e l'Aventino era già abitato dal paleolitico inferiore. L'«uomo della Maiella», ritrovato a Lama dei Peligni, è la testimonianza diretta di una popolazione indigena che già nel VI millennio a.C. presidiava il territorio.

Una delle caratteristiche dei Sanniti è l'organizzazione in tribù insediate in diversi territori, in piccole città-stato fra loro autonome. Il rappresentante della tribù veniva chiamato «meddix» e ogni luogo era presidiato da roccaforti poste sulle sommità delle colline rocciose: nel complesso del Sangro-Aventino ricordiamo le mura megalitiche di Monte Pallano, Fara San Martino, Gessopalena, Montemoresco, Torricella Peligna e Montenerodomo. Il culto praticato era quello di Ercole, dio della forza.

La tribù dei Carricini non aveva sbocco sulla costa adriatica, era l'insediamento meno numeroso e si estendeva fra il Sangro e l'Aventino. La popolazione si distingueva in Carecini Supernates, con sede a Cluviae, e Carecini Infernates, con sede a Iuvanum.

Il santuario e i templi

Il santuario era coronato originariamente da un recinto oggi rintracciabile solo in parte, poiché la sommità della collina è stata più volte manomessa dai frati cistercensi che nel medioevo vi realizzarono un monastero. Solo la parte settentrionale del muro è tuttora leggibile. Di recente è tornata alla luce la strada chiamata «cardo», che si dirama verso i templi e verso il teatro.

All'interno del recinto sacro si trovavano due templi di età italica, orientati a est, e le rovine del monastero cistercense. Il tempio più a sud fu distrutto da un incendio, probabilmente appiccato dalle truppe di Annibale, e non fu mai più ricostruito: oggi se ne osservano solo il basamento e i due ordini di gradini. Il secondo tempio è conservato meglio: anteriormente erano poste forse quattro colonne e alla cella si accedeva tramite tre gradini. L'epoca di costruzione è probabilmente il II secolo a.C.

Nel territorio carricino il santuario più importante era quello di Iuvanum, punto di riferimento per tutti i bracci tratturali che, attraversando questa zona, si raccordavano con quelli dell'alto Molise. Il santuario dunque non era solo una struttura religiosa, ma anche un centro di scambi commerciali fra i popoli dediti alla transumanza.

Il teatro

La tecnica adottata per la costruzione del teatro è la stessa usata dai Greci: si sfruttò la pendenza della collina per realizzare la cavea. L'incasso nella collina permetteva un'acustica perfetta, e durante gli spettacoli il sole si trovava alle spalle della collina, così da illuminare totalmente il viso degli attori. Si conservano le prime sette file di gradini, l'orchestra semicircolare e parte della pavimentazione. Spesso la cavea veniva coperta da un telo in caso di pioggia, mediante sostegni in legno conficcati in buchi ricavati nei blocchi di pietra.

Il foro e la basilica

Dopo la sottomissione dei Sanniti i Romani intrapresero una politica di urbanizzazione: creazione di strutture pubbliche, organizzazione del sistema viario, sviluppo urbano. Iuvanum fu divisa in tre parti: le strutture preesistenti (teatro e santuario), il foro con la basilica, gli edifici privati.

Il foro costituisce il centro della vita economica e amministrativa non solo di Iuvanum ma di tutte le città limitrofe. Ha la forma di una grande piazza rettangolare chiusa su tutti i lati da portici; nella parte nord prende posto la basilica. Lo spazio aperto era riservato alle fiere e ai venditori provenienti da altre località. Al centro della piazza, sulla pavimentazione, si poteva leggere una scritta disposta su tre righe a ricordo di chi aveva realizzato l'opera, con due nomi: Herennio Capitone, che fu l'iniziatore del foro, e Herennia Proiecta, che lo terminò nel I secolo a.C.

La basilica era l'edificio pubblico deputato a ospitare gli amministratori e le autorità legali: coincideva con il lato nord del foro e vi si accedeva attraverso tre porte. Nelle vicinanze del portico occidentale si osservano ancora oggi tre gradini levigati sui quali saliva l'oratore per parlare ai cittadini riuniti nella piazza. La basilica ospitava anche il tribunale, gli incontri politici, e veniva usata come mercato coperto. Il luogo più importante era la sala absidata, con pavimento in marmo e parete di fondo curva, per dare spazio alle statue.

Scavi recenti hanno ipotizzato la presenza di un complesso termale.

Immagini

Il foro di Iuvanum sull'altopiano di Montenerodomo
I basamenti dei due templi italici dell'acropoli
Il teatro di Iuvanum con i gradini della cavea
I resti della basilica sul lato nord del foro
Il basolato della strada antica
Un tratto di muratura in blocchi squadrati
I resti degli edifici dell'antica città
Planimetria generale dell'insediamento di Iuvanum