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Il castello di Roccascalegna sullo sperone di arenaria, con il borgo ai suoi piedi

Architettura · Roccascalegna

Il castello di Roccascalegna

Quattro torri su uno sperone di arenaria, rimaneggiate ogni volta che cambiavano le armi. In una di esse la tradizione colloca una mano di sangue.

Indicazioni

La storia

Il complesso difensivo di Roccascalegna ha subito numerose variazioni e adattamenti nel corso dei secoli, soprattutto dopo l'invenzione della polvere da sparo. Le trasformazioni si raggruppano in quattro periodi.

Primo periodo — longobardo, bizantino, normanno, svevo

Coincide con l'occupazione della rocca e la formazione del primo sistema difensivo. Probabilmente il castello fu costruito nel XIII secolo dal conte Gualtieri di Palearia. Nell'883 Roccascalegna era amministrata dai monaci di San Pancrazio; nel 1045 i Normanni guidati da Goffredo d'Altavilla si diressero verso l'Abruzzo e Roccascalegna passò sotto il loro dominio. Quella degli Altavilla fu la famiglia che diede il contributo più importante alla comunità: oltre al castello, consolidarono anche l'abbazia di San Pancrazio. Alla fine di questo periodo la rocca era costituita da quattro torri quadrate collegate da mura merlate.

Secondo periodo — angioino-aragonese

Qui avvengono le principali trasformazioni del sistema difensivo, per adattarlo alle nuove armi da fuoco:

  • le torri vengono ampliate e rese tondeggianti, modificate nella forma, nell'altezza e nello spessore delle murature;
  • si costruisce la torre centrale e si amplia quella d'ingresso;
  • lo spazio viene ampliato con un terrapieno destinato al giardino;
  • si rialzano le murature perimetrali;
  • la torre di sentinella è protetta da una doppia muratura;
  • il pozzo viene trasformato in cisterna.

Terzo e quarto periodo

Né i Carafa né i Corvis portarono modifiche rilevanti: probabilmente sistemarono il pozzetto di filtraggio dell'acqua piovana e il giardino. Intorno al 1700 il complesso venne venduto. Il Comune di Roccascalegna lo acquisisce nel 1985: l'assetto odierno è il frutto dei numerosi lavori di restauro terminati solo nel 1996.

Cosa si vede

La gradinata originale di accesso risale al 1771 circa, mentre il ponte levatoio fu eliminato dopo la costruzione della garitta sulla facciata d'ingresso: oggi lo ricorda una passerella di legno, non più mobile. Il giardino, costituito da quattro aiuole, è il riempimento in terra di alcuni ambienti di epoca normanna, situati circa un metro e mezzo sotto il piano attuale.

Nella torre crollata la tradizione locale colloca la «mano di sangue»: l'impronta insanguinata lasciata dal barone morente, pugnalato per vendetta dopo l'imposizione di un tributo alle spose che non potevano pagare la tassa del matrimonio.

La torre del carcere risale alla fine del Quattrocento: è chiamata così perché vi è stata ritrovata una catena usata come cavigliera. Le mura sono rinforzate per circa tre metri e all'interno sono segnate delle tacche sulle pareti, il passatempo dei carcerati. La torre del forno è quella con maggiori stratificazioni: il forno appartiene alla fase normanna, la sopraelevazione all'ultima fase degli Annecchini.

La torretta quadrata è la più antica, costruita intorno al XIII-XIV secolo utilizzando materiali di recupero, fra cui alcuni stipiti in pietra rossa dove sono scolpiti i candelabri ebraici a sette braccia. All'interno si trovano vari graffiti di militari passati qui durante la Seconda guerra mondiale. La chiesa, costruita nel 1577, era dedicata al SS. Rosario: dei tre altari originari ne resta oggi soltanto uno, insieme a un fonte battesimale.

Immagini

Il castello e il borgo di Roccascalegna visti dalla collina di fronte
Le mura e la torre di sentinella del castello di Roccascalegna
La torre circolare del castello di Roccascalegna
Le mura del castello a strapiombo sulla roccia
Il cortile interno del castello con i resti degli ambienti
Il passaggio in ombra lungo le mura del castello
Il camminamento lastricato all'interno delle mura
La chiesa e il borgo di Roccascalegna con la valle sullo sfondo